Just Like Me®: quando a dirigere le aziende è il cuore

marzia del prete dirigere l'azienda col cuore

Non si dirige con la testa ma con il cuore, non è il pragmatismo in grado di governare i cambiamenti ma l’intuizione.

Partendo da questo assunto è necessario ridare un senso positivo e “gentile” alla leadership, perché leader non è chi comanda ma chi è in grado di ispirare sogni e passioni.

Mi piace citare l’Ulisse Dantesco come esempio di questa leadership emozionale o del cuore.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Fu l’ardore per l’infinito a spingere Ulisse e i suoi oltre le colonne d’Ercole.

Ulisse non arretra, asseconda il suo desiderio, non rinnega la sete di conoscere che infuoca la sua anima e chiama a questa stessa sete i suoi fedeli compagni.

Così un capo d’impresa deve condividere la sua visione lasciando libera l’intuizione, connettendosi con empatia al proprio team per traguardare un obiettivo comune.

Questo accade quando è la competenza emotiva a dominare la scena e non quella razionale, perché essa predispone all’ascolto degli altri e li stimola a dare il meglio di sé.

Una leadership del “cuore” riduce il rischio di una leadership cattiva per definirla come Barbara Kellerman, professoressa della Harvard University.

I costi di una “Bed Leadership” sono molto elevati e traspaiono da segnali quali una diminuita produttività, un aumento di scadenze non rispettate, errori e incidenti, e un esodo di dipendenti verso ambienti di lavoro più congeniali. L’efficienza in termini di costi dell’intelligenza emotiva è un’idea relativamente nuova per le imprese.

Negli anni 70 in uno studio condotto su 250 dirigenti di alcune multinazionali statunitensi è emerso che la maggior parte del loro lavoro richiedesse “testa ma non cuore”.

Per fortuna oggi le cose stanno cambiando. Mi piace a questo punto scrivervi il pensiero di Shoshona Zuboff, psicologa della Harvard Business School perché lo trovo davvero interessante:

“ In questo secolo le aziende hanno vissuto una rivoluzione radicale, che è stata accompagnata da una corrispondente trasformazione del paesaggio emozionale. Ci fu un lungo periodo in cui la gerarchia aziendale era dominata da dirigenti che incarnavano il tipo di capo manipolativo, un’epoca in cui era premiato lo stile da guerriero della giungla. Ma dagli anni Ottanta, quella rigida gerarchia cominciò a perdere colpi sotto la doppia pressione della globalizzazione e della tecnologia dell’informazione. Il guerriero della giungla simboleggia il passato delle aziende, il virtuoso dalle capacità interpersonali rappresenta il loro futuro”.

Immaginate allora quali e quanti benefici comporterebbe ai fini del lavoro, l’essere ben dotati di competenze emozionali, essere in sintonia con le persone con le quali lavoriamo, riuscire a gestire i conflitti in modo che non degenerino, avere la capacità di essere focalizzati sui task quotidiani.

La leadership non è esercizio di potere, ma l’arte di motivare le persone al raggiungimento delle mete di business sognate.

Durante il Just Like Me®, primo Executive Leadership Program italiano che lavora sull’intelligenza emotiva attraverso la mindfulness, comprendiamo quali grandi differenze possano comportare tre diverse applicazioni del nostro potere emozionale relativamente alla leadership, in particolare:

1) essere capaci di presentare una critica costruttiva,

2) saper valorizzare la diversità perchè fonte di vantaggio competitivo,

3) essere in grado di lavorare con profitto facendo parte di una rete di connessioni reciproche.

Prossimamente vi parlerò di questi tre aspetti in maniera più dettagliata.

E mi raccomando, non dimenticate che dal 31 maggio al 2 giugno 2015 in Umbria, ci sarà il residenziale annuale del Just Like Me® diretto a un numero max di quindici manager, professionisti e imprenditori.

Vi aspetto per lavorare in maniera esperienziale e insieme su questi aspetti.


di Marzia Del Prete

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